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Cicerone

  • Autore: Francesco Arnaldi
  • Presentazione di Enrico Flores
  • ISBN 978-88-6542-526-8
  • Pagine: 288
  • Anno: 2017
  • Formato: 15,5 x 20 cm
  • Collana: Pietas literaria, 9
  • Supporto: libro cartaceo
Valutazione: Nessuna valutazione
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Descrizione

Scritto dopo gli orrori della prima guerra mondiale, e ripubblicato in edizione ampliata dopo gli orrori della seconda, il Cicerone di Francesco Arnaldi resta tra gli inarrivabili contributi che la filologia italiana ha saputo dare agli studi classici.
Scritto con una prosa impressionista, e con il piglio e la passione di un innamorato, prima ancora che di uno studioso, della cultura classica, il libro «vuole essere», come avverte l’autore, «un’interpretazione, più che un’apologia», della vita e dell’opera di Cicerone.
L’Arpinate, come è noto, a partire dal Mommsen, in terra tedesca di attacchi ne aveva ricevuti tanti: nel 1947, l’anno che precede la seconda edizione del libro di Arnaldi, in Francia il Carcopino, dà alle stampe un saggio che finisce ancora una volta col «disonorar Cicerone, e quanti, in un modo o nell’altro, si potevano attraverso le sue lettere mettere in cattiva luce».
La tesi di Arnaldi è che la vita e l’opera di Cicerone «tendono alla formazione di una classe dirigente, che sappia trarre dall’humanitas del suo spirito e della sua cultura la forza e la luce necessarie» e sono meritevoli di studio, «dentro e fuori della scuola», non fosse altro che per affermare l’utilità e l’insostituibilità della formazione umanistica per ogni classe dirigente.

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Scritto dopo gli orrori della prima guerra mondiale, e ripubblicato in edizione ampliata dopo gli orrori della seconda, il Cicerone di Francesco Arnaldi resta tra gli inarrivabili contributi che la filologia italiana ha saputo dare agli studi classici.
Scritto con una prosa impressionista, e con il piglio e la passione di un innamorato, prima ancora che di uno studioso, della cultura classica, il libro «vuole essere», come avverte l’autore, «un’interpretazione, più che un’apologia», della vita e dell’opera di Cicerone.
L’Arpinate, come è noto, a partire dal Mommsen, in terra tedesca di attacchi ne aveva ricevuti tanti: nel 1947, l’anno che precede la seconda edizione del libro di Arnaldi, in Francia il Carcopino, dà alle stampe un saggio che finisce ancora una volta col «disonorar Cicerone, e quanti, in un modo o nell’altro, si potevano attraverso le sue lettere mettere in cattiva luce».
La tesi di Arnaldi è che la vita e l’opera di Cicerone «tendono alla formazione di una classe dirigente, che sappia trarre dall’humanitas del suo spirito e della sua cultura la forza e la luce necessarie» e sono meritevoli di studio, «dentro e fuori della scuola», non fosse altro che per affermare l’utilità e l’insostituibilità della formazione umanistica per ogni classe dirigente.