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Caro misantropo

    Saggi e testimonianze per Manlio Sgalambro
  • Autori vari
  • a cura di Antonio Carulli e Francesco Iannello
  • in copertina un dipinto di Franco Battiato
  • ISBN 978-88-6542-407-0
  • Pagine: 336
  • Anno: 2015
  • Formato: 15 x 21 cm
  • Supporto: libro cartaceo
Valutazione: Nessuna valutazione
Prezzo:
Prezzo di vendita: 23,00 €
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Descrizione

Con questo volume, ad un anno dalla scomparsa, si dà l’avvio alla ricognizione critica della figura di Manlio Sgalambro (Lentini 1924 – Catania 2014). L’obiettivo è quello di stabilire il luogo dell’attività multiforme del grande autore, percorritore di strade inusitate e impervie: se la filosofia del Novecento italiano fu crociana, marxista ed heideggeriana, Sgalambro la attraversò come un cristallo alieno.
Alla filosofia contemporanea, che avrebbe ribadito la confusione del pensare con le altre discipline, egli oppose la lucidità del pessimismo. Imperterrito fustigatore della banalità, Sgalambro ha sempre fatto mostra di una singolare forma di comprensione superiore delle cose, alla cui luce – confrontandosi con ciò che il tempo miserabile offriva – ha denunciato i tratti di un universo in rapido peggioramento. La crisi della Forma, l’impossibilità di ogni prassi o morale operativa, il congedo progressivo dal concetto assoluto di verità: sono alcuni dei temi su cui ha indagato per più di mezzo secolo con un’attività multiforme, ma dal centro filosofico inalienabile.

Con i contributi di:
Rolando Damiani, Sergio Quinzio, Mario Andrea Rigoni, Pino Aprile, Franco Rella, Maurizio Cosentino, Antonio Carulli, Patrizia Trovato, Marcello Faletra, Fabio Presutti, Calogero Rizzo, Massimo Iiritano, Giuseppe Pulina, Mariacatena De Leo, Luigi Ingaliso, Pietro Barcellona, Giuseppe Testa, Francesco Iannello, Antonio Contiero, Domenico Trischitta, Marco Iacona, Massimiliano Perrotta, Gianluca Magi, Alan Magnetti, Giordano Casiraghi, Antonio Mocciola, Alessio Cantarella, Angelo Scandurra, Giuseppe Condorelli.

Recensioni
«Libero», 6 marzo 2016

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Con questo volume, ad un anno dalla scomparsa, si dà l’avvio alla ricognizione critica della figura di Manlio Sgalambro (Lentini 1924 – Catania 2014). L’obiettivo è quello di stabilire il luogo dell’attività multiforme del grande autore, percorritore di strade inusitate e impervie: se la filosofia del Novecento italiano fu crociana, marxista ed heideggeriana, Sgalambro la attraversò come un cristallo alieno.
Alla filosofia contemporanea, che avrebbe ribadito la confusione del pensare con le altre discipline, egli oppose la lucidità del pessimismo. Imperterrito fustigatore della banalità, Sgalambro ha sempre fatto mostra di una singolare forma di comprensione superiore delle cose, alla cui luce – confrontandosi con ciò che il tempo miserabile offriva – ha denunciato i tratti di un universo in rapido peggioramento. La crisi della Forma, l’impossibilità di ogni prassi o morale operativa, il congedo progressivo dal concetto assoluto di verità: sono alcuni dei temi su cui ha indagato per più di mezzo secolo con un’attività multiforme, ma dal centro filosofico inalienabile.

Con i contributi di:
Rolando Damiani, Sergio Quinzio, Mario Andrea Rigoni, Pino Aprile, Franco Rella, Maurizio Cosentino, Antonio Carulli, Patrizia Trovato, Marcello Faletra, Fabio Presutti, Calogero Rizzo, Massimo Iiritano, Giuseppe Pulina, Mariacatena De Leo, Luigi Ingaliso, Pietro Barcellona, Giuseppe Testa, Francesco Iannello, Antonio Contiero, Domenico Trischitta, Marco Iacona, Massimiliano Perrotta, Gianluca Magi, Alan Magnetti, Giordano Casiraghi, Antonio Mocciola, Alessio Cantarella, Angelo Scandurra, Giuseppe Condorelli.

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«Libero», 6 marzo 2016