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Tra parola e silenzio

    Landolfi, Perec, Beckett
  • Autore: Matteo Moca
  • ISBN 978-88-6542-537-4
  • Pagine: 88
  • Anno: 2017
  • Formato: 15 x 21 cm
  • Collana: Biblioteca di studi umanistici, 15
  • Supporto: libro cartaceo
Valutazione: Nessuna valutazione
Prezzo:
Prezzo di vendita: 8,00 €
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Descrizione

È possibile che un’opera d’arte, sia essa un romanzo, un racconto o una pièce teatrale, parli al lettore attraverso il silenzio? Questo saggio si concentra su questo paradosso, indagando il confine tra la parola e il silenzio nelle opere di tre autori del Novecento: Tommaso Landolfi, Samuel Beckett e Georges Perec. Ciò che qui si tenterà di illustrare, attraverso la mediazione teorica della linguistica saussuriana, la teoria del linguaggio di Jacques Lacan e la filosofia del linguaggio di Wittgenstein, è come in questi autori tale confine sia labile e spesso indistinguibile, arrivando a dimostrare come siano, in alcune opere, proprio i silenzi e i vuoti a essere luoghi privilegiati di interpretazione. In questo modo la funzione del lettore sarà quella di riempire i blanks, gli spazi bianchi di cui parla Wolfgang Iser, alla ricerca dell’interpretazione perché, come suggerisce Roland Barthes, «tutta la moneta logica è negli interstizi».

Matteo Moca (1990) si è laureato nel 2015 in Italianistica, Culture letterarie europee e Scienze Linguistiche presso l’Università di Bologna. È attualmente dottorando in Études italiennes presso l’Université Paris Ouest Nanterre La Défense e in Culture letterarie e filologiche presso l’Università di Bologna, con uno studio sui caratteri del surrealismo italiano, in letteratura e pittura. Come cultore della materia, collabora con la cattedra di Letterature Comparate dell’Università di Bologna. Le sue ricerche si concentrano inoltre su Elsa Morante, Anna Maria Ortese e il legame tra letteratura, urbanistica e architettura.

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È possibile che un’opera d’arte, sia essa un romanzo, un racconto o una pièce teatrale, parli al lettore attraverso il silenzio? Questo saggio si concentra su questo paradosso, indagando il confine tra la parola e il silenzio nelle opere di tre autori del Novecento: Tommaso Landolfi, Samuel Beckett e Georges Perec. Ciò che qui si tenterà di illustrare, attraverso la mediazione teorica della linguistica saussuriana, la teoria del linguaggio di Jacques Lacan e la filosofia del linguaggio di Wittgenstein, è come in questi autori tale confine sia labile e spesso indistinguibile, arrivando a dimostrare come siano, in alcune opere, proprio i silenzi e i vuoti a essere luoghi privilegiati di interpretazione. In questo modo la funzione del lettore sarà quella di riempire i blanks, gli spazi bianchi di cui parla Wolfgang Iser, alla ricerca dell’interpretazione perché, come suggerisce Roland Barthes, «tutta la moneta logica è negli interstizi».

Matteo Moca (1990) si è laureato nel 2015 in Italianistica, Culture letterarie europee e Scienze Linguistiche presso l’Università di Bologna. È attualmente dottorando in Études italiennes presso l’Université Paris Ouest Nanterre La Défense e in Culture letterarie e filologiche presso l’Università di Bologna, con uno studio sui caratteri del surrealismo italiano, in letteratura e pittura. Come cultore della materia, collabora con la cattedra di Letterature Comparate dell’Università di Bologna. Le sue ricerche si concentrano inoltre su Elsa Morante, Anna Maria Ortese e il legame tra letteratura, urbanistica e architettura.