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La signora di Monza e altre storie patrie

  • Autore: Giuseppe Ripamonti
  • A cura di Ermanno Paccagnini
  • Traduzione di Luigi Alfinito
  • ISBN 978-88-6542-524-4
  • Pagine: 112
  • Anno: 2017
  • Formato: 15,5 x 21 cm
  • Collana: Mille e una storia, 4
  • Supporto: libro cartaceo
Valutazione: Nessuna valutazione
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Descrizione

Senza Walter Scott probabilmente ad Alessandro Manzoni non sarebbe mai venuto in mente di scrivere un romanzo storico. E senza gli storici lombardi del secolo XVII non avrebbe mai la sua storia nella Milano sotto la dominazione spagnola. È noto, per ammissione dello stesso Manzoni, che l’idea del matrimonio contrastato gli venne leggendo una grida in un trattato di economia di Melchiorre Gioia, uno dei due libri che, nel 1821, Manzoni aveva portato con sé a Brusuglio, dove si era ritirato per consolarsi del fallimento dei moti. L’altro libro erano le Historiae patriae di Giuseppe Ripamonti. Nel bel latino del Ripamonti Manzoni trova, per così dire, il sugo della sua storia: la Signora di Monza, le vicende di Francesco Bernardino Visconti detto l’Innominato, la peste, le gesta del Cardinale Borromeo. Lo stesso rapimento di una promessa sposa può essere stato suggerito dal Ripamonti. A proposito di quel ribaldo che «con l’enormità dei suoi crimini mostrava di disprezzare i tribunali, i giudici, i pubblici poteri e le autorità» il Ripamonti riferisce del rapimento della fidanzata di un principe straniero mentre veniva condotta a nozze. Nel romanzo manzoniano, come si sa, il rapimento, eseguito per conto di un altro, è il pretesto per il ravvedimento del personaggio stesso.
Agli inizi dell’Ottocento, le storie milanesi del Ripamonti erano, come dice Manzoni stesso, “quasi interamente dimenticate”; verso la metà secolo, Francesco Cusani traduce La peste di Milano del 1630, l’altra importante opera del Ripamonti, cui seguirà, a cura del conte Tullio Dandolo, una scarna scelta, senza testo latino, delle Historiae patriae. Sulle orme del Dandolo, e ad una distanza di anni quasi uguale a quella che separava Manzoni dai fatti narrati dal Ripamonti, vengono riproposti, in traduzione italiana e con testo originale a fronte, quei capitoli delle Historiae patriae che sono stati l’ispirazione del romanzo forse più bello della nostra storia letteraria. Di Giuseppe Ripamonti La scuola di Pitagora editrice ha in preparazione La guerra di Mantova e altre storie patrie.

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Senza Walter Scott probabilmente ad Alessandro Manzoni non sarebbe mai venuto in mente di scrivere un romanzo storico. E senza gli storici lombardi del secolo XVII non avrebbe mai la sua storia nella Milano sotto la dominazione spagnola. È noto, per ammissione dello stesso Manzoni, che l’idea del matrimonio contrastato gli venne leggendo una grida in un trattato di economia di Melchiorre Gioia, uno dei due libri che, nel 1821, Manzoni aveva portato con sé a Brusuglio, dove si era ritirato per consolarsi del fallimento dei moti. L’altro libro erano le Historiae patriae di Giuseppe Ripamonti. Nel bel latino del Ripamonti Manzoni trova, per così dire, il sugo della sua storia: la Signora di Monza, le vicende di Francesco Bernardino Visconti detto l’Innominato, la peste, le gesta del Cardinale Borromeo. Lo stesso rapimento di una promessa sposa può essere stato suggerito dal Ripamonti. A proposito di quel ribaldo che «con l’enormità dei suoi crimini mostrava di disprezzare i tribunali, i giudici, i pubblici poteri e le autorità» il Ripamonti riferisce del rapimento della fidanzata di un principe straniero mentre veniva condotta a nozze. Nel romanzo manzoniano, come si sa, il rapimento, eseguito per conto di un altro, è il pretesto per il ravvedimento del personaggio stesso.
Agli inizi dell’Ottocento, le storie milanesi del Ripamonti erano, come dice Manzoni stesso, “quasi interamente dimenticate”; verso la metà secolo, Francesco Cusani traduce La peste di Milano del 1630, l’altra importante opera del Ripamonti, cui seguirà, a cura del conte Tullio Dandolo, una scarna scelta, senza testo latino, delle Historiae patriae. Sulle orme del Dandolo, e ad una distanza di anni quasi uguale a quella che separava Manzoni dai fatti narrati dal Ripamonti, vengono riproposti, in traduzione italiana e con testo originale a fronte, quei capitoli delle Historiae patriae che sono stati l’ispirazione del romanzo forse più bello della nostra storia letteraria. Di Giuseppe Ripamonti La scuola di Pitagora editrice ha in preparazione La guerra di Mantova e altre storie patrie.