Umanesimo e Rinascimento

Collana promossa dalla Società di studi politici e diretta da Gerardo Fortunato

 

 

La collana propone edizioni, con traduzione a fronte, di opere – storicamente importanti e letterariamente prevegevoli – di letteratura umanistica e rinascimentale mai tradotte in italiano.

In molti casi si tratta di un’operazione di recupero di scritti che ancora «giacciono», per dirla col nostro Leopardi, «in quelle vecchie stampe, in preda ai tarli, e alla polvere».


1. Francesco Petrarca

Rimedi all’una e all’altra fortuna

Introduzione, commento e cura di Enrico Fenzi

Traduzione di Gerardo Fortunato e Luigi Alfinito

(Testo latino a fronte)

ISBN 978-88-89579-79-4, p. 340, € 25,00

2009, formato 14 cm x 21 cm

 

Si propone qui per la prima volta in Italia un’ampia antologia dell’opera di Petrarca che ha avuto grandissima fortuna europea, almeno sino a metà ’600, il De remediis utriusque fortune, nella convinzione che essa con servi il suo fascino e illustri bene modi e contenuti di quella translatio del sapere antico entro la cultura dell’Occidente nella quale Petrarca impegnò, si può dire, tutta la sua vita. Sin te ticamente, potremmo azzardare che la formula del De remediis stia nel combinare l’etica pagana con la psicologia cristiana, correndo lungo il crinale che divide/unisce la saggezza e la fede. Quell’etica, infatti, per Pe trarca non è messa fuori gioco dalla rivelazione cristiana. Tutt’altro: la rivelazione, semmai, ne conferma definitivamente la verità, e le restituisce vita e forza rilanciandone i contenuti. Se Petrarca vive la fede cristiana quale speranza della vita eterna e, soprattutto, quale garanzia della resurrezione del corpo, non le attribuisce, per contro, alcun reale monopolio circa il sentimento morale, che è invece condiviso, nel profondo e in maniera identica, da tutti gli uomini «secundum naturale ingenium atque insitam rationem». Addirittura, in lui la rivelazione finisce di dimostrare che i classici non possono essere superati, perché ci dà la prova che soprattutto in essi la sapienza umana ha elaborato un patrimonio morale talmente perfetto e a suo modo definitivo che può ormai completarsi e sublimarsi solo nel divino. E testimoni particolarmente attendibili di ciò sono dunque quei grandi pagani che da sé, senza che intervenisse la Grazia ad illuminarli, a quella sapienza hanno saputo tuttavia dare voce, perché apparteneva a loro non meno che a chiunque altro, di qualsiasi religione o razza o luogo. Il De remediis non è, così, né un manuale di tipo stoico nel quale la saggezza è una forma – la più alta – della disperazione, né un manuale edificante di morale religiosa che costringa tutto nell’imbuto della contrizione e della preghiera. È invece una curiosa e difficile mescolanza dei due, ove la fede dimostra la sua speciale forza ermeneutica nei comportamenti di chi fede non ha avuto, e la saggezza del vivere dei pagani si sporge di là da sé, in cerca del sostegno di una più adeguata verità psicologica che solo la nozione cristiana del tempo e della morte e la speranza della vita eterna le può dare. In ciò è del resto l’essenza stessa, sottilmente ambigua e affascinante, dell’umanesimo di Petrarca, e il segreto del suo successo.

 

Indice del volume

 

Enrico Fenzi è stato docente di Letteratura italiana presso l’Università di Genova. Di Petrarca ha curato l’edizione, con traduzione e ampie note, del Secretum e del De ignorantia; ha pubblicato inoltre un volume di Saggi petrarcheschi (2003) e un secondo è in preparazione. È anche autore di saggi su Dante, Cavalcanti, Cariteo e Sannazaro, Leopardi, Car ducci, Biamonti.

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1. Anonimo
I tre impostori
Introduzione, commento e cura di Germana Ernst

Traduzione di Luigi Alfinito

(testo latino a fronte)
ISBN 978-88-89579-82-4, p. 96, € 8,00.
2006, formato 14 x 21 cm

La prima edizione a stampa del De tribus impostoribus risale al 1753. Ma l'opera ha una lunga e intrigante storia alle spalle, che non a caso è stata definita «un vero e proprio romanzo bibliografico». Un anonimo, in un periodo che va dalla fine del secolo XVI alla metà del successivo, sfruttando motivi topici di filoni eretici e scettici rina-scimentali, e un titolo misterioso e famigerato, accusa i fondatori delle tre religioni monoteistiche (Mosè, Gesù, Maometto) di impostura e smaschera, in un latino stentato ma affilato, le immagini distorte che della divinità propongono gli uomini, trasformando la religione in strumento per tenere soggiogate le masse, o per arruolarle in crociate d'intolleranza e di odio.

 

Germana Ernst insegna Storia della filosofia del Rinascimento all'Università di Roma Tre. Da molti anni studia figure e aspetti del pensiero rinascimentale, e in particolare l'opera di Campanella, al quale ha dedicato numerosi saggi e tre libri.

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