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Una visita a Beethoven

  • Autore: Louis Philippe Joseph Girod de Vienney
  • a cura di Benedetta Saglietti
  • traduzione dal francese di Bruno Nacci
  • ISBN 978-88-6542-342-4
  • Pagine: 48
  • Anno: 2014
  • Formato: 12,5 x 19 cm
  • Collana: Feuilles détachées, 10
  • Supporto: libro cartaceo
Valutazione: Nessuna valutazione
Prezzo:
Prezzo di vendita: 3,50 €
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Descrizione

Vienna, 1809. Mentre Napoleo­ne ha occupato la capitale e si appresta a metter fine alle ostilità siglando la pace di Schön­brunn, un suo funzionario ap­pas­sionato di musica, Louis Philippe Joseph Girod de Vien­ney, bussa alla porta di Beet­hoven. A Parigi ha chiesto lettere di presentazione ai musicisti più in vista della città. Come viatico ha in tasca una lettera del compositore Antonín Reicha. Vienney parla poco il tedesco e sa che Beethoven ha fama d’essere inavvicinabile per il suo carattere burbero e umorale. Il compositore invece lo fa entrare. «Mi aspettavo che, dopo aver letto la lettera, mi congedasse e che la nostra conoscenza finisse lì. Avevo visto l’orso nella sua gabbia, era più di quanto potessi mai sperare», scrive Vienney. È l’uomo giusto al momento giusto. Beethoven è incuriosito dal giovane francese e ben di­sposto verso di lui. In seguito i due s’incontrarono più volte, progettando anche un viaggio in Francia, mai realizzato. Vienney, poi divenuto barone di Trémont, lascia fra le sue carte questo vivido resoconto di quei fatidici giorni.

Recensioni
OperaClick, 31 agosto 2014
Il giornale della musica, gennaio 2015
Amadeus, gennaio 2015

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Vienna, 1809. Mentre Napoleo­ne ha occupato la capitale e si appresta a metter fine alle ostilità siglando la pace di Schön­brunn, un suo funzionario ap­pas­sionato di musica, Louis Philippe Joseph Girod de Vien­ney, bussa alla porta di Beet­hoven. A Parigi ha chiesto lettere di presentazione ai musicisti più in vista della città. Come viatico ha in tasca una lettera del compositore Antonín Reicha. Vienney parla poco il tedesco e sa che Beethoven ha fama d’essere inavvicinabile per il suo carattere burbero e umorale. Il compositore invece lo fa entrare. «Mi aspettavo che, dopo aver letto la lettera, mi congedasse e che la nostra conoscenza finisse lì. Avevo visto l’orso nella sua gabbia, era più di quanto potessi mai sperare», scrive Vienney. È l’uomo giusto al momento giusto. Beethoven è incuriosito dal giovane francese e ben di­sposto verso di lui. In seguito i due s’incontrarono più volte, progettando anche un viaggio in Francia, mai realizzato. Vienney, poi divenuto barone di Trémont, lascia fra le sue carte questo vivido resoconto di quei fatidici giorni.

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