L’altra metà del mondo

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14,25 € 15,00 €
Scritti sul femminino
Autrice: Madame de Lambert
A cura di Marco Lanterna
ISBN 978-88-6542-832-0
Pagine: 128
Anno: 2022
Formato: 15 x 21 cm
Collana: Biblioteca di cultura europea, 16
Supporto: libro cartaceo

Autrice importante e da noi poco conosciuta, la marchesa di Lambert non è solo una finissima penna, moralista, pedagogista, trattatista delle maniere e salonnière, di fatto è posta all’intersezione di Ancien e Nouveau Régime, di XVII e XVIII secolo, di Preziosismo e Illuminismo. Suoi grandi ammiratori furono Leopardi (che la cita a più riprese nello Zibaldone) e Nietzsche. Poiché oggi si guarda a lei come a una sorta di filosofa del femminino, si presentano qui i suoi scritti sulla donna (circa la metà di tutta la sua opera). Gli Avvisi di una madre alla propria figlia, le Riflessioni novissime sulle donne o Metafisica dell’amore, il Trattato della vecchiaia e altri scritti minori – mai prima tradotti in italiano – colmano un’assenza vergognosa lunga tre secoli. Inoltre il saggio iniziale (La bellezza che salva il mondo. Una mappa del lambertinage) è – per sintesi stilosa e dottrina – quasi un libro nel libro, una gemma critica. In tempi di femminicidi e donne talebane brutalizzate, questo titolo di illuminata “filoginia” appare quanto mai attuale, anzi doveroso, per rammentare che l’Europa è ancora una fiaccola di civiltà di contro a qualsivoglia oscurantismo bifolco.

Nato a Milano nel 1973, Marco Lanterna è cresciuto alla “bottega” dei filosofi Anacleto Verrecchia (del quale ha curato i postumi Il cantore filosofo. Scritti su Wagner e Il mastino del Parnaso. Elzeviri e polemiche) e di Sossio Giametta (del quale ha curato i Capricci napoletani. Pagine di diario e la postfazione ai Grandi problemi risolti in piccoli spazi. Codicillo dell’essenzialismo); è anche traduttore e postillatore di moralisti tra cui Damien Mitton (Pensieri sull’onestà decorosa e altri scritti), Vauvenargues (Consigli a un giovane per diventare uomo) e Pierre Nicole (Miseria dell’uomo); nonché pubblicista e critico letterario. Come pensatore indipendente ha composto il Peisithanatos. Trattato della buona estinzione che è una cuspide della filosofia pessimista.

Recensioni

Recensione di Andrea Camprincoli, Libero, venerdì 18 novembre 2022

IL PRIMATO DI MADAME DE LAMBERT. LA PRIMA DONNA CHE SCRISSE SULLA VECCHIAIA DELLE SIGNORE

Esiste una donna che con piglio filosofico può rivendicare un primato: è la prima a scrivere un "Trattato della vecchiaia" ad uso e consumo delle donne. Lo scrisse per la figlia Monique-Therese. Lei è Madame de Lambert (1647-1733), moralista francese, pedagogista, posta a cavallo tra l'Ancien e Nouveau régime, da noi in Italia poco conosciuta e mai tradotta del tutto. Eppure, era ben nota a Leopardi che la cita a più riprese nello Zibaldone. Anche Nietzsche, «che era uno di gusti difficili in fatto di donne letterate», l'apprezzava molto come dimostrano le numerose citazioni all'interno dello Zarathustra. Per lui la Lambert è la quintessenza di un mondo perduto. Raffinata prosatrice, era la regina di uno dei salotti di Parigi più importanti, per la statura intellettuale degli ammessi, che per un quarto di secolo si istallò presso l'Hotel de Nevers.
A colmare un'assenza vergognosa durata tre secoli, è uscito in Italia per la prima volta il Trattato della vecchiaia, insieme ad altri scritti come Avvisi di una madre alla propria flglia, Riflessioni novissime sulle donne o Metafisica dell'amore e altri testi minori, raccolti nel libro L'altra metà del mondo. Scritti sul femminino (La scuola di Pitagora Editrice, pp. 124, euro 15), a cura di Marco Lanterna. Autore di spicco nelle trattazioni filosofiche di testi di Anacleto Verrecchia, Sossio Giametta, postillatore di moralisti come Damien Mitton, Vauvenargues e Pierre Nicole.
Sull'importanza di tradurla oggi, Lanterna risponde che «in tempi di femminicidi e donne talebane brutalizzate, questo titolo di illuminata filoginia appare quanto mai attuale, anzi doveroso, per rammentare che l'Europa è ancora una fiaccola di civiltà di contro a qualsivoglia oscurantismo bifolco». In Francia la Lambert diventa un punto di riferimento per la pedagogia. I padri, le madri e gli educatori devono alla marchesa massima riconoscenza. Eppure, la vita è spesso il contrario di ciò che appare. La figura del genitore-pedagogo è la peggiore delle sfide. Si pensi a Marc'Aurelio con Commodo o a Rousseau all'Hospice des Enfants-Trouvés. La Lambert ebbe un pessimo rapporto con il figlio che arriverà perfino ad estromettere dal testamento. Era l'unico figlio rimasto dopo la morte della sua adorata Monique e dei due figli morti prematuramente.
Nata da una nobile famiglia ebbe un'infanzia non priva di note dolenti per la prematura morte del padre quando aveva soli 3 anni. Il patrigno le fece amare la letteratura e la filosofia. Fu forgiata dal rapporto burrascoso con la madre che culminò in tribunale, quando dovette lottare per ottenere la sua parte di eredità paterna che le veniva negata. Condannava il libertinaggio tanto in voga in quel periodo al quale oppose una ferrea resistenza più per pessimismo nei confronti del genere umano che per "morigeratezza". Impartiva consigli su come essere felici. Le sue erano lezioni di educazione sentimentale. Nutrire i sentimenti più che il corpo e gli istinti. In ogni epoca della storia dell'umanità si è sempre trascurata l'educazione delle "giovinette", commenta la Lambert. «Si ha attenzione solo per gli uomini come se le donne fossero una specie a parte». Le si abbandona a loro stesse nell'affrontare la vecchiaia. Cicerone scrisse un Trattato della vecchiaia per accompagnare gli uomini nel difficile cammino. E alle donne che hanno basato la propria vita sull'avvenenza, quando questa mancherà, cosa rimane? «Perdendo la giovinezza, perdete insieme il diritto di fallire: non vi è più permesso avere torto». La Lambert spiega che non avendo più quella malia seducente in vecchiaia «veniamo giudicati con severità». Tanto vale prepararsi in tempo. Indossare il giusto elmetto e l'armatura adeguata usando nuove forme di linguaggio e comportamento. «Sarete fortunatissima - dice Madame de Lambert rivolgendosi a sua figlia Monique-Therese - quando tutti i vostri verdi anni vi avranno portato uno o due amici autentici».

 
Recensione di Giancristiano Desiderio, La lettura, Corriere della Sera, domenica 16 ottobre 2022
 
LA FILOSOFA CARA A LEOPARDI

Anne-Thérèse Marguenat de Courcelles, nota come Madame de Lambert, era portata in palmo di mano da Montesquieu; il suo salotto era tra i più ambiti di Parigi. Non solo. La marchesa era versata in più arti e la sua prosa era giudicata "excellente" da Fenèlon. Ancora Montesquieu le scrive: «Qui si guarda a voi, signora, come al più grande autore del XVIII secolo». Ma in Italia cosa se ne sa? Oggi poco, ma Leopardi nello Zibaldone ha in gran conto Madame de Lambert, tanto che proprio lei è una delle autrici di riferimento del progettato Manuale di filosofia pratica.
Ecco perché è una gran cosa che oggi esca L'altra metà del mondo. Scritti sul femminino (curati in modo esemplare da Marco Lanterna per La scuola di Pitagora, pp. 128, €15) che raccoglie gli scritti mai tradotti prima in italiano di questa filosofa: Avvisi di una madre alla propria figlia, Riflessioni novissime sulle donne o Metafisica dell'amore, Trattato della vecchiaia. La particolarità del pensiero della marchesa di Lambert è proprio il femminino: le donne non devono ottenere la parità come «brutta copia degli uomini» e devono conservare il «femminino regale», altrimenti più «somigliano agli uomini più si avviliscono».
 
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Recensione di Armando Torno, Terza pagina, Il Sole 24 ore, domenica 9 ottobre 2022
 
CHE TRISTI LE DONNE CHE HANNO SAPUTO SOLO ESSER BELLE
Madame de Lambert
 
Leggendo lo Zibaldone di Pensieri di Giacomo Leopardi si resta colpiti dalle continue citazioni, tra il novembre 1820 e il febbraio 1821, degli scritti di Anne-Thérère marchesa di Lambert. Si va da una frase sull’invidia a una serie di considerazioni sull’amor proprio in società, senza tralasciare riflessioni sulla pazienza o sul conforto della solitudine; vi sono poi pagine sul rapporto tra il pudore e le altre passioni o sui difetti come fonte di piacere. La signora di Lambert affascina il ventiduenne poeta e pensatore e - scusate l’osservazione quantitativa - è presente nello Zibaldone più di un moralista quale La Bruyère, la cui massime scaturiscono da un calmo, rassegnato pessimismo. Ancora: la “marquise” in quest’opera leopardiana occupa più spazio di Diderot o di Kant, persino di Montaigne. E non si pensi a un innamoramento isolato del grande di Recanati, giacché madame avrà numerosi richiami anche nelle pagine di Nietzsche. Chi era questa signora? E perché il suo successo sembra essersi fermato al secolo XIX? A codesta e a numerose altre domande risponde una traduzione, preceduta da un acuto saggio, dei suoi Scritti sul femminino, a cura di Marco Lanterna. Il libro contiene le opere sulla donna (tranne una, sono prime traduzioni), il 50% circa del lascito letterario della Lambert. Reca il titolo L’altra metà del mondo. La marchesa è vissuta tra il 1647 e il 1733; tenne a Parigi, all’inizio del secolo XVIII, un salotto letterario all’Hôtel de Nevers, oggi sede della Bibliothèque Nationale. Qui si ritrovavano intellettuali come Fontenelle, Montesquieu, l’abate di Saint-Pierre, il gesuita Buffier (anticipatore del motivo filosofico del senso comune) e altre personalità di rilievo quali il commediografo Marivaux; da lei s’incontravano i pittori Watteau e Nattier, che esponevano le loro novità. Il libro contiene diversi trattatelli - oltre gli Avvisi di una madre alla propria figlia si trovano, tra le altre, le Riflessioni novissime sulle donne o metafisica dell’amore - e sono prose ricche di massime morali. Per esempio, nel Discorso sull’opinione di una dama si legge: «Nulla è più triste che il seguito della vita di donne che hanno saputo solo essere belle». Le Riflessioni sul gusto così lo definiscono: «Una specie di istinto che ci trascina e conduce più sicuramente di qualsiasi ragionamento». A proposito di Fontanelle, morto centenario, riportiamo una sua battuta proferita in un altro salotto (la Lambert era ormai tra i più). Nell’Elogio che gli dedica Jean-Paul Grandjean de Fouchy si narra che il filosofo, incontrando una gran bella donna, disse: «Ah, madame, se soltanto avessi di nuovo ottant’anni!».

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Recensione di Cesare Cavalleri, Avvenire.it, mercoledì 21 settembre 2022

Marco Lanterna (Milano 1973), della scuderia di studiosi e traduttori di Nietzsche come Anacleto Verrecchia e Sossio Giametta, fa scoprire al pubblico italiano Madame de Lambert, scrittrice e pedagogista francese (1647-1733) celebre per il suo salotto all’Hôtel de Nevers, inaugurato nel 1710, e frequentato dai più bei nomi della cultura del suo tempo, da Montesquieu, a Fénelon, La Rochefoucauld, Marivaux, Fontenelle. Era la stagione della Querelle des Anciéns et des Modernes (Polemica degli Antichi e dei Moderni) e Madame de Lambert è stata un po’ forzosamente arruolata fra i Moderni, forse per la sua esplicita antipatia verso Omero: «Ordino alla mia modesta ragione di zittirsi, ma il mio sentimento è riottoso e indipendente. Non vi dirò dunque cosa penso. Immaginate che non pensi nulla, ma senta solo. Ecco, non sento nulla di bello quando leggo Omero. Omero mi annoia». Tuttavia, Madame de Lambert si pone come mediatrice tra Antichi e Moderni, entrambi ben accolti all’Hôtel de Nevers.
Con il titolo L’altra metà del mondo. Scritti sul femminino (La scuola di Pitagora, pagine 128, euro 15), Lanterna traduce Avvisi di una madre alla propria figlia; Riflessioni novissime sulle donne o Metafisica dell’amore; Trattato della vecchiaia; Discorso sull’opinione di una dama; Lettere a vari su vari argomenti. Testi brevi e alcuni brevissimi, per i quali Lanterna riesuma il termine Lambertinage, parafrasando il Marivaudage che, secondo il Dizionario francese del Littré, è «quello stile [di Marivaux, appunto] in cui si sottilizza sul sentimento e l’espressione, spingendosi tuttavia non di rado sino alla bizzarria e all’alambicco».
Il Lambertinage, si legge nel Dizionario delle donne dei Lumi, offre il posto d’onore alla sensibilità, e propone «di riconoscere alla donna per le sue facoltà intuitive, la supremazia sull’intelligenza maschile, in particolar modo nella ricerca delle felicità e della conoscenza, fattore di libertà per l’individuo di là da qualunque conformismo». Sia ben chiaro che Madame de Lambert e Lanterna non si occupano di femminismo, bensì di femminino, termine reso in voga da Goethe per indicare la femminilità nella sua essenza.
La madre di Madame de Lambert era donna dissoluta: fu lei stessa a mettere in giro la diceria che il padre della scrittrice non fosse quello anagrafico, ma l’amante che lei sposò quando rimase vedova. Ci fu anche un intricato contenzioso giudiziario con la madre per l’eredità del nonno e del padre, che si risolse a favore della scrittrice che, con l’agiatezza, poté dedicarsi alla cultura salottiera. E non è da escludere che il moralismo di Madame de Lambert sia, come talvolta accade, una giusta reazione alla scostumatezza materna.
Madame fu apprezzata da Leopardi, che la cita più volte nello Zibaldone, e dallo stesso Nietzsche; Fontenelle, ospite preferito all’Hôtel de Nevers, scrisse un commosso elogio funebre della marchesa. Dei consigli della Lambert alla figlia citiamo almeno questo: «La perfetta politezza trattiene dall’esibire la propria intelligenza o le proprie fortune, dato che esiste anche una durezza nel mostrarsi felici davanti a certe disgrazie».
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